IMPRESSIONI E DESIGN
Il binocolo in questione si presenta innanzitutto molto ben realizzato e rifinito, fornendo una sensazione di notevole qualità e robustezza, caratteristica quest’ultima che trova un diretto riscontro anche nel peso di 2,6 Kg. E’ impermeabile (waterproof) e riempito di azoto al fine di evitare appannamenti interni delle lenti e viene venduto in una valigetta di ottimo aspetto, con struttura in alluminio, corredato di tappi per gli obiettivi, coprioculari e cinghia. Il binocolo viene anche definito “shockproof” e quindi dovrebbe avere una buona resistenza agli urti soprattutto ai fini del mantenimento della collimazione, ma si spera che nessun utilizzatore debba sperimentare tale caratteristica. La messa a fuoco è singola su ogni oculare, quale si trova in genere negli strumenti di tipo militare e a tale carattere risale probabilmente la durezza di rotazione degli oculari stessi, garantita fino ad una temperatura ambientale di – 40°C, ma che avremmo preferito un po’ più fluida. Gli oculari di grosse dimensioni forniscono un campo apparente di 66°, quindi grandangolare e appagante nell’osservazione, che, rapportato ai 15 ingrandimenti, consente di osservare sul cielo un campo reale di 4,4° ovvero, sul terrestre, 77,2 m. lineari a 1000 m. L’estrazione pupillare o rilievo oculare è dichiarata pari a 18 mm e quindi buona ma i progettisti hanno posizionato la prima lente esterna piuttosto in profondità (circa 8mm) rispetto al bordo dell’oculare per cui ripiegando la parte in gomma si guadagnano solo pochi mm. di avvicinamento alla prima lente. Ciò comporta la necessità, per vedere tutto il campo fino ai bordi, di avvicinarsi molto agli oculari, sia con gli occhiali che senza, e quindi dare luogo a qualche possibile vibrazione indotta dai movimenti della testa. La correzione diottrica riportata sui barilotti di messa a fuoco è pari a + o – 5 diottrie ed oltre, quindi senz’altro buona. Piacevole (ma anche efficace) il trattamento antiriflesso multistrato che conferisce agli obiettivi un bel colore verde-azzurro.
OSSERVAZIONE TERRESTRE
Nell’osservazione terrestre si apprezza subito la notevole luminosità dovuta alla pupilla d’uscita di 4,6 mm. che, inoltre, si presenta rotonda e priva di vignettature, caratteristica positiva dovuta ai prismi ad alto indice di rifrazione (BaK-4), correttamente dimensionati. Poiché un buon diametro della pupilla d’uscita si apprezza soprattutto sul terrestre, (un po’ meno sul cielo stellato che appare poco scuro), le immagini terrestri risultano quindi nitide e brillanti, prive di dominanti di colore, e la leggibilità dei particolari appare buona anche ai bordi, dove l’abbassamento della risoluzione dovuto alla curvatura di campo risulta moderato, anche se il sistema ottico dello strumento non comprende uno spianatore di campo, come si riscontra d’altronde nella quasi totalità dei binocoli. Apprezzabile inoltre l’efficace contenimento del cromatismo residuo, soprattutto sull’asse ottico, che contribuisce ad una positiva impressione fin dal primo impatto visivo. Appena avvertibile la distorsione ai bordi (a cuscinetto).
OSSERVAZIONE ASTRONOMICA
Nell’osservazione astronomica si apprezza subito la buona uniformità del fondo cielo che costituisce un positivo riscontro della qualità dei componenti ottici e della riuscita realizzazione del progetto. Le immagini stellari sono caratterizzate da basso cromatismo e da una moderata presenza di luce diffusa. Quasi inavvertibile il coma, più presente invece l’astigmatismo ai bordi dovuto alla curvatura di campo. Effettuando un esame scrupoloso, l’immagine di una stella molto luminosa come Vega inizia a degradare quando, portandola dal centro verso il bordo, si supera il 50-60% del campo visuale. Nella pratica osservativa però, le stelle molto luminose sono poche e l’impressione visuale complessiva, osservando campi stellari e oggetti tipicamente binoculari come gli ammassi aperti più estesi, è quella di una buona puntiformità sul 70-80% del campo visivo, cosa questa che costituisce senz’altro un buon risultato e che si spiega con il fatto che minore è la luminosità delle stelle, minore è il degrado che si percepisce, usufruendo quindi di un’osservazione gradevole ed appagante sulla maggior parte del campo visuale.
Abbiamo osservato con soddisfazione, nel cielo cittadino di Napoli, la nebulosa di Orione (M42), sempre magnifica, constatando la buona separazione di tre stelle del Trapezio con la terza componente che, a tratti, si mostrava allungata, facendo percepire la presenza della quarta stella. La multipla visuale Sigma Orionis (quattro stelle in un buon telescopio) mostrava con facilità due componenti ma con un po’ di attenzione si riusciva a percepire la terza componente quasi attaccata alla primaria. Percepita anche se un po’ a fatica la componente più debole di Eta Cassiopeiae nonostante si tratti di una doppia sbilanciata a causa della notevole differenza di magnitudine tra primaria e secondaria (mag.+3,6 e +7,5; sep.12”). Buona quindi la capacità risolutiva dello strumento anche se ovviamente una quantità più ridotta di luce diffusa avrebbe reso la separazione delle varie componenti più agevole e netta. Bellissima come sempre la visione del doppio ammasso di Perseo nel quale, grazie alla buona apertura, erano percepibili i diversi colori di alcune stelle mentre gli ammassi aperti in Auriga, M36 - M37 - M38 erano tutti visibili e risolti in stelle nonostante il basso contrasto del cielo cittadino. Sulla sequenza delle Pleiadi, molto belle sull’intero campo, è stata raggiunta la mag. 10.3, senz’altro superabile sotto cieli scuri.
Nella serata del 25.10.2006 abbiamo osservato la cometa Swan che appariva abbastanza evidente mostrando al centro della condensazione lattiginosa un (falso) nucleo molto luminoso simile ad un piccolissimo disco. La cometa si trovava ad alcuni gradi dall’ammasso globulare M13 e, trovandosi tra due stelle di 8^/9^ mag. formava con queste un triangolo più o meno isoscele, ripetendo, anche se in scala minore di circa il 50%, la figura tipica di M13 tra le due stelle con le quali l’ammasso globulare forma appunto un triangolo. Il basso contrasto del cielo cittadino non consentiva però di scorgere alcun accenno della coda, visibile invece sotto cieli bui.
Sul profondo cielo, in condizioni favorevoli di distanza angolare tra la Luna sorgente e le costellazioni della Lira e del Cigno quasi al tramonto, è stato possibile percepire, con il binocolo su cavalletto, M57 (la nebulosa anulare della Lira) e M27 (la Dumbbell Nebula in Vulpecula) come due macchioline sfumate, piccolissima la prima, un po’ più ampia la seconda. Notevolmente migliore la percezione delle suddette nebulose dopo avere adattato agli oculari dello strumento due filtri Baader UHC-S.
Luna e pianeti
Premesso che non sono i binocoli, bensì i telescopi, gli strumenti adatti alle osservazioni lunari e planetarie, il trattamento antiriflesso multistrato di questo binocolo si è rivelato molto efficace soprattutto sulla Luna, essendosi evidenziate solo due piccole immagini fantasma, ininfluenti ai fini della visione. Con l’immagine del nostro satellite sull’asse ottico, al centro del campo, era presente un residuo di cromatismo (piccolo alone di colore variabile) solo sul bordo illuminato, cromatismo non esteso alla restante superficie lunare i cui particolari apparivano nitidi e brillanti. In fase calante (illuminazione 97%) sul mare Crisium erano discernibili i crateri Lick, Yerkes, Picard e Peirce, il rilievo dei dorsa Tetyaev e Harker e il cratere Proclus bianchissimo e quasi abbagliante. In fase crescente (illuminazione 57,1%.) erano visibili, tra l’altro, le alture centrali interne a Copernicus e oltre al cratere Reinhold si percepivano i crateri Fauth e Fauth A rispettivamente di 12,1 e 9,6 Km di diametro.
In seguito abbiamo avuto l’occasione di puntare lo strumento su Saturno solo una volta, brevemente, in una serata di Luna (illuminazione 89,4%), nuvole, vento e pessimo seeing, quindi in condizioni osservative tutt’altro che ideali. Negli squarci di cielo tra una nuvola e l’altra e con le vibrazioni causate dal vento abbiamo potuto rilevare l’immagine ellittica dell’anello più luminosa che netta, con le anse scure tra anello e globo, che a 15x sono molto piccole, appena percepibili e solo a tratti, soprattutto quando la luminosità dell’immagine planetaria e un po’ di luce diffusa, sempre presente, venivano filtrate ed attenuate dal passaggio di qualche nuvola poco densa; visibile il satellite Titano.
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